Invano ho gridato verso il cielo, la sua gloria si è nascosta Non c'è luce, non c'è pioggia su di me Ma poi , nel silenzio più sincero, ho trovato la risposta Dio è pronto, ma il mio cuore non lo è Quindi prendi tutto, mio Signore, il mio tempo, il mio amore Non c'è niente che terrò per me Ora prendi tutto ciò che ho dentro, la tua volontà sia al centro Prendi tutto, non resisterò, prendi tutto, Dio Nessuno potrà mai meritare il tuo fuoco, il tuo torrente Ogni dono, in Cristo, mi appartiene già Eppure non basterà pregare, non riceverò mai niente Se non faccio spazio per la tua maestà Quindi prendi tutto, mio Signore, il mio tempo, il mio amore Non c'è niente che terrò per me (terrò per me) Ora prendi tutto ciò che ho dentro, la tua volontà sia al centro Prendi tutto, non resisterò, (prendi tutto) prendi tutto, Dio Prendi tutto, prendi tutto, Dio prendi tutto (Perché nient'altro potrà mai valere di più, valere di più Perché nessuno mi amerà come Gesù, come Gesù) x2 Il mio bene sei tu Quindi prendi tutto, mio Signore, il mio tempo, il mio amore ... Prendi tutto, Dio
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Il brano musicale esplora un profondo viaggio di introspezione spirituale e di resa. All’inizio, si avverte un senso di smarrimento e di lontananza da Dio, rappresentato dall'assenza di luce e pioggia. Questo stato d'animo è simile a quello descritto nel Salmo 22:2, dove il salmista grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Questa sensazione di impotenza nella preghiera diventa però un momento di rivelazione. L’artista riconosce che, mentre Dio è sempre presente, spesso è il cuore umano a non essere pronto a ricevere quella presenza e la guida divina.
La trasformazione avviene nel silenzio, rafforzando l’idea che Dio parla nei momenti di tranquillità interiore, simile a quanto viene scritto in Ecclesiaste 3:7, dove si dice che c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare. Questa introspezione porta a una richiesta di totale abbandono a Dio: "Prendi tutto, mio Signore". Qui emerge il tema della rinuncia, che non è una perdita, ma un guadagno. Come afferma Matteo 16:25, "chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; e chi perderà la propria vita a causa mia, la troverà."
La consapevolezza che "nessuno potrà mai meritare il tuo fuoco, il tuo torrente" richiama l'umanità a riconoscere che i doni divini, ricevuti per grazia, non possono essere guadagnati attraverso le sole opere. Questa riflessione invita a non dimenticare la necessità di aprire il cuore all’azione di Dio nella propria vita: "Se non faccio spazio per la tua maestà." Questo provocatorio invito a fare spazio è cruciale in un mondo dove spesso ci si riempie di distrazioni.
Prendendo tutto, il testo incarna una richiesta di consacrazione di ogni aspetto della vita al Signore. L'applicazione spirituale pratica di queste riflessioni è di permettere a Dio di muoversi liberamente nei momenti di silenzio e introspezione, invitando a riflettere su quali aree della propria vita necessitino di un maggiore abbandono e di apertura. È importante dedicarsi a liberarsi di ciò che ostacola la comunione con Lui, sia che si tratti di preoccupazioni, risentimenti o legami materiali.
L'incoraggiamento finale è di non temere di abbandonare il controllo su ciò che si ha e su ciò che si è, poiché nella resa totale a Dio c'è una promessa di reale libertà e pienezza. Non è mai troppo tardi per tornare a Lui, e ogni passo verso la Sua presenza è un passo verso la vera vita.
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